
Fabio Splendori: crescita, margini e verità contabile nelle PMI italiane
26 Febbraio 2026
Per molte piccole e medie imprese, essere presenti online non è più sufficiente. Avere un sito web, una pagina social o una scheda Google Business Profile non garantisce automaticamente visibilità, contatti o richieste commerciali.
Le persone cercano in modo sempre più locale, rapido e selettivo: confrontano attività su Google Maps, leggono recensioni, controllano foto, orari, servizi, sito web e, sempre più spesso, usano strumenti basati su intelligenza artificiale per orientarsi nelle decisioni.
Per capire come sta cambiando la visibilità online delle PMI, abbiamo intervistato Mauro Sordello, consulente SEO e digital marketing a Torino, fondatore di Local Marketing Pro
Mauro, di cosa si occupa Local Marketing Pro?
Local Marketing Pro nasce per aiutare micro imprese, PMI, professionisti e attività locali a usare il digitale in modo più concreto.
Molte aziende hanno già un sito, una scheda Google, qualche campagna attiva o una presenza social, ma spesso questi strumenti non lavorano insieme. Il risultato è che si fa marketing “a pezzi”: un po’ di SEO, un po’ di pubblicità, qualche contenuto, qualche aggiornamento su Google Maps, senza una strategia chiara.
Il mio lavoro consiste nel mettere ordine: capire quali canali servono davvero, quali pagine del sito vanno migliorate, quali ricerche sono importanti, come usare Google Ads o Meta Ads quando ha senso e come misurare se arrivano richieste utili.
Perché oggi la Local SEO è così importante per le attività locali?
Perché molte decisioni partono da una ricerca locale.
Pensiamo a un ristorante, un dentista, uno psicologo, una palestra, un negozio, un artigiano o un’impresa edile. L’utente non cerca solo un nome: cerca una soluzione vicina, credibile e adatta al suo bisogno.
Può digitare “ristorante vicino a me”, “dentista Torino”, “psicologo zona Crocetta”, “impresa edile ristrutturazione bagno” oppure confrontare direttamente le attività su Google Maps.
In questi casi la Local SEO non riguarda solo il sito web. Riguarda l’intero ecosistema locale: scheda Google Business Profile, recensioni, foto, servizi, categorie, orari, pagine del sito, coerenza dei dati e capacità di farsi scegliere.
Per questo una strategia Local SEO deve collegare Google Maps, sito web e contenuti locali. Non basta compilare una scheda: bisogna rendere l’attività più chiara, più affidabile e più comprensibile per utenti e motori di ricerca.
Qual è la differenza tra SEO tradizionale e Local SEO?
La SEO tradizionale lavora soprattutto sulla visibilità organica del sito nei risultati di Google. Si concentra su keyword, contenuti, struttura tecnica, pagine, link interni, performance e autorevolezza.
La Local SEO aggiunge una dimensione territoriale. Non conta solo “per quale keyword mi posiziono”, ma anche “dove mi trovo”, “quale area servo”, “quanto sono rilevante per quella ricerca locale” e “quanto la mia attività appare affidabile rispetto ai competitor vicini”.
Per un’attività locale, Google Maps e Google Business Profile diventano fondamentali. Le recensioni, le foto, le categorie, i servizi indicati, la coerenza tra scheda e sito, la distanza dall’utente e la pertinenza della ricerca possono influenzare moltissimo la visibilità.
La differenza pratica è questa: la SEO lavora sul sito; la Local SEO lavora sul rapporto tra sito, territorio, scheda Google, reputazione e intenzione locale dell’utente.
Quali errori vedi più spesso sulle schede Google Business Profile?
Il primo errore è considerare la scheda Google come una semplice scheda anagrafica.
Molte attività inseriscono nome, telefono, indirizzo, orari e poi si fermano. Ma Google Business Profile può essere molto di più: una vetrina, un punto di contatto, una prova di affidabilità e un ponte verso il sito.
Gli errori più frequenti sono:
- categorie scelte male;
- servizi generici o non compilati;
- poche foto o immagini non rappresentative;
- recensioni non gestite;
- descrizione troppo vaga;
- link al sito poco coerente;
- dati non uniformi tra sito, scheda e altri profili online;
- assenza di contenuti locali sul sito.
Un altro errore è voler “ottimizzare la scheda” senza lavorare sulle pagine del sito. Se la scheda dice una cosa, il sito ne dice un’altra o non approfondisce i servizi principali, Google e gli utenti ricevono segnali deboli.
Quando un’azienda dovrebbe affidarsi a un consulente SEO?
Quando ha bisogno di capire cosa fare prima.
Spesso le aziende arrivano con domande molto pratiche: “Perché il mio sito non porta contatti?”, “Perché i competitor sono più visibili?”, “Perché la mia scheda Google non compare?”, “Devo fare SEO o Google Ads?”, “Mi conviene rifare il sito?”.
Un consulente SEO non dovrebbe partire subito dalla soluzione. Dovrebbe prima analizzare sito, mercato, competitor, query, dati di Search Console, scheda Google, contenuti esistenti e obiettivi commerciali.
Solo dopo ha senso decidere se creare nuove pagine, migliorare quelle esistenti, intervenire sulla tecnica, lavorare sulla Local SEO o integrare campagne pubblicitarie.
Nel mio caso, con Local Marketing Pro, lavoro come consulente SEO a Torino e in Piemonte, con un approccio molto operativo: analisi, priorità, contenuti, ottimizzazione e monitoraggio. L’obiettivo non è solo aumentare traffico, ma portare traffico più utile.
Che ruolo hanno le recensioni nella visibilità locale?
Le recensioni sono decisive, ma non vanno viste solo come “stelle”.
Una recensione aiuta l’utente a capire se può fidarsi. Se parla di qualità, puntualità, professionalità, tipo di servizio, zona, esperienza reale, diventa un contenuto molto importante.
Per un ristorante può raccontare cucina, atmosfera, servizio, prezzo, accessibilità. Per un dentista può raccontare attenzione, chiarezza, empatia. Per un’impresa edile può citare tempi, precisione, pulizia del cantiere, rispetto del preventivo.
Le recensioni aiutano anche perché usano il linguaggio dei clienti. Spesso contengono parole, dubbi e criteri di scelta che l’azienda dovrebbe considerare anche nei contenuti del sito.
Naturalmente devono essere autentiche. Le recensioni artificiali o forzate sono rischiose e possono danneggiare la reputazione.
Google Maps, Ask Maps e intelligenza artificiale: cosa sta cambiando?
Sta cambiando il modo in cui le persone cercano e confrontano le informazioni locali.
Un tempo la ricerca era spesso composta da keyword secche: “ristorante Torino”, “dentista vicino a me”, “palestra zona centro”. Oggi le domande sono sempre più conversazionali: “miglior ristorante per una cena tranquilla”, “dentista con buone recensioni vicino a me”, “professionista adatto a un piccolo business”, “negozio aperto ora con parcheggio”.
Con l’evoluzione di Google Maps e delle funzioni basate su intelligenza artificiale, questo processo diventa ancora più evidente. Strumenti come Ask Maps e Google Maps AI puntano a interpretare meglio il contesto della richiesta, l’intenzione dell’utente, le informazioni disponibili e i segnali di fiducia collegati alle attività locali.
Per questo le attività devono diventare più comprensibili. Devono spiegare bene chi sono, cosa fanno, per chi sono adatte, dove lavorano, quali servizi offrono e quali prove confermano la loro affidabilità.
Sito, scheda Google, recensioni, contenuti, dati strutturati e profili esterni devono raccontare una storia coerente. Più le informazioni sono chiare, verificabili e allineate, più diventa facile per Google, Maps e strumenti AI interpretare correttamente l’attività.
Da dove dovrebbe partire una PMI che vuole migliorare la visibilità online?
Dal controllo della situazione attuale.
Prima di investire in nuovi contenuti o campagne, serve capire cosa esiste già: quali pagine sono indicizzate, quali query generano impression, quali pagine ricevono traffico, quali servizi sono poco visibili, come appare la scheda Google, quali recensioni ci sono, quali competitor compaiono prima.
Poi bisogna definire le priorità. Per alcune attività il primo passo è sistemare Google Business Profile. Per altre è creare pagine servizio più chiare. Per altre ancora è migliorare il tracciamento delle conversioni o usare Google Ads per testare rapidamente la domanda.
La cosa importante è evitare azioni scollegate. La visibilità online funziona quando sito, SEO, Google Maps, contenuti, recensioni e campagne lavorano nella stessa direzione.
Qual è il consiglio principale per una PMI che vuole farsi trovare online?
Il consiglio principale è evitare di ragionare per strumenti separati.
Non bisogna chiedersi solo “devo fare SEO?”, “devo sistemare Google Maps?” o “devo fare pubblicità?”. La domanda corretta è: come posso rendere la mia attività più chiara, trovabile e credibile per le persone che stanno già cercando una soluzione?
Per le PMI e le attività locali, la sfida non è semplicemente “essere online”. La vera sfida è essere trovate, capite e scelte dalle persone giuste.
La Local SEO diventa quindi un lavoro strategico: collega territorio, sito web, Google Maps, reputazione, contenuti e dati. E con l’arrivo di ricerche sempre più conversazionali e strumenti basati su AI, la chiarezza delle informazioni diventerà ancora più importante.
Le imprese che sapranno costruire una presenza digitale coerente, utile e verificabile avranno più possibilità di trasformare la visibilità in contatti reali.

